Le Parole Contano: la nostra prima campagna Manifesto

Se cerchiamo su Google troveremo decine di piacevoli aforismi che celebrano l’inevitabilità del fallimento e l’importanza di imparare da esso. Ma nella vita reale, e nelle aziende reali, il fallimento è un anatema. Ne abbiamo paura. Lo evitiamo. Lo penalizziamo.

Negli ultimi mesi, poi, il fallimento (magari legato al tema dell’innovazione) è diventato un argomento di tendenza che popola i newsfeed dei nostri account social, viene trattato in articoli e raccontato in libri con più o meno cognizione di causa, e spesso – purtroppo – solo per fare incetta di like e commenti che strizzano l’occhio a un certo tipo di retorica.

È tempo di andare oltre le banalità e affrontare il tabù della parola Fallimento.
Imprenditori, manager, studenti, team – è tempo di usare le parole in modo più consapevole.
È tempo di lavorare sui tabù delle parole stesse andando all’origine dei loro significati, alla fonte delle nostre paure ed errori, e di dare un valore diverso alle nostre esperienze.
Il che non significa cancellare le parole, ma dargli un peso differente.

È tempo di cambiare prospettiva.

È su queste premesse che abbiamo creato la prima Campagna Manifesto di Scuola di Fallimento: le parole contano.
Perché crediamo nel potere delle parole, del loro impatto sui nostri pensieri, del loro riflesso sulle nostre azioni, anche inconsce.
Perché le parole sono importanti, potenti, modellano i nostri pensieri, danno voce alle nostre azioni e disegnano le nostre esperienze. Le parole raccontano la percezione che abbiamo della realtà, ci permettono di articolare ciò che conta di più.
Le parole, scelte con cura, ci consentono di creare l’immagine che proiettiamo nel mondo.

Le parole contano perché a seconda di come le usiamo possono farci vedere la stessa cosa sotto una diversa prospettiva.

Ho perso (diventa) → Ho imparato
Ho fallito → Ho fatto esperienza
Sono incapace → So fare di meglio
Sbaglio sempre → Tento in continuazione
Ho commesso un errore → Ho fatto una scoperta

Con il contributo di Gabriele Salamone – che ha curato la parte visual del progetto – abbiamo voluto sottolineare come il nucleo di questa campagna e di Scuola di Fallimento stessa, sia un approccio orientato al tema delle affermazioni dicotomiche, che ci porta a dover analizzare non soltanto i singoli significati, ma – nell’insieme – la relazione che le affermazioni possono e devono avere fra loro.
Nel percorso alla scoperta di un nuovo significato del fallimento, probabilmente il grado zero è rendersi conto che la valutazione di un’esperienza è sempre una questione di prospettiva, dell’angolazione da cui scegliamo di guardare alle cose che ci succedono.
Due interpretazioni di uno stesso vissuto non necessariamente contrapposte, ma, in questa nuova visione, contigui e facenti parte della medesima struttura.
Ed ecco quindi le nostre affermazioni stagliarsi su un cubo, come facce diverse di una stessa realtà; oppure materializzarsi su una moneta in rotazione in aria, a ricordarci un movimento e un gesto che conosciamo e che evoca concetti di positivo e negativo, di fortuna e di scelta.

Gli errori sono inevitabili nella scienza, sul lavoro e nella vita in generale, e non dovrebbero essere disapprovati troppo duramente: bisogna imparare da essi, iniziando con lo scegliere in modo più consapevole le parole che usiamo per descriverli.
La cultura cambia il mondo, una persona alla volta. Ma insieme!

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