STORIA

Come è nata Scuola di Fallimento: dall’idea e l’origine del suo nome, alla costruzione di una realtà innovativa.

Home>SCUOLA>STORIA

Due delle domande più frequenti che riceviamo sono: Come è nata l’idea della scuola? Perché avete scelto questo nome?

L’idea della Scuola nasce da una riflessione personale di Francesca Corrado: nelle sue parole troviamo la risposta a queste due curiosità:

“L’idea è nata dalla mia percezione di errore e fallimento, dal mio inutile tentativo di agire inseguendo la perfezione e, soprattutto, dalle lezioni che la vita mi ha offerto.
Il mio apparente annus horribilis è stato il 2015: a un tratto non avevo più né una società, né una cattedra, né un fidanzato, né una casa.
Dopo aver rielaborato i fatti, dato la colpa agli altri ed essermi colpevolizzata, non riuscivo a intravedere una via d’uscita, né strade alternative.
E continuavo a chiedermi il perché a me e perché dovesse succedere tutto nello stesso istante.

Nel frattempo le condizioni di mio padre, malato di Alzheimer, erano peggiorate. E, per necessità, ho dovuto focalizzare la mia attenzione non sui miei personali problemi o almeno non principalmente, ma su mio padre, sui suoi cambiamenti e sugli sbagli che io, mia madre e mia sorella stavamo facendo nel tentativo di prenderci cura di lui. Volevo aiutarlo, capire meglio quello che stava vivendo e il perché smettiamo di ricordare chi ci ama. Nel tentativo di sviluppare un progetto che potesse essergli di supporto, ho iniziato a (ri)approcciarmi allo studio della mente e degli errori.
E proprio questa malattia mi ha aiutata a capire che stavo osservando la mia vita da un’angolazione sbagliata.
E così è nato il desiderio di rimettere in discussione le mie certezze e i miei errori. Ma non riuscivo a trovare strumenti concreti che andassero al di là della semplice leva motivazionale o della citazione di qualche personaggio famoso. Per cui ho ideato un percorso che fosse utile a me e che attingesse alle ultime ricerche nel campo delle neuroscienze e della psicologia, del gioco, del teatro e dello sport. Dal momento che è stato utile a me ho capito che poteva essere un modo per aiutare anche gli altri a superare i fallimenti, a vederli come opportunità di crescita personale e professionale, per riprendere il controllo della propria vita in un momento di down.
Ho quindi condiviso le mie idee con alcuni esperti e con i miei soci di Play Res che hanno dato sostanza ai miei pensieri e da lì il passo verso l’idea di una Scuola è stato breve.

Abbiamo lanciato una campagna sui social e prodotto un video grazie al supporto di 3 professionisti che hanno apprezzato e creduto nel progetto sin da subito, Jacopo Ziliotto disegnatore, Stefano Corradi musicista e Fabio Ardu speaker.
Il resto della storia è contenuto in questo sito.

Abbiamo discusso molto sul nome da dare alla Scuola. Ho sempre pensato che fosse necessario in qualche modo sdoganare la parola fallimento, perché il fallimento è vissuto come marchio indelebile e l’errore considerato uno stigma sociale invalidante. Per noi il fallimento personale o aziendale, sebbene sia una esperienza dolorosa, può essere un nuovo punto di partenza e abbiamo voluto esprimere questo concetto a partire dal nome e dall’uso di un aeroplano come immagine identificativa della Scuola. L’ errore come viaggio di scoperta di sé, dei propri limiti e dei propri talenti.

Il nostro pay off – che è poi un motto – è “osa perdere per vincere”: perdere fa parte del gioco e per vincere occorre accettare e contemplare questa possibilità.
Osa perdere per vincere è anche una strategia nel senso letterale del termine: è un piano d’azione di lungo termine.

È difficile per noi osare e rischiare, accettare l’errore e la paura del fallimento, ma è anche difficile accettare di essere fallibili perché non possiamo vincere sempre.
Nel gioco, come nella vita, a volte vinci a volte impari e, allenandosi grazie a questa strategia, i risultati che si ottengono sono inimmaginabili”.

La Scuola ha tra i suoi principali obiettivi quello di costruire una sana cultura del fallimento, aumentando il grado di accettazione dell’errore, la capacità di analisi e la consapevolezza che l’errore è parte naturale ed essenziale del gioco.
Abbiamo quindi scelto di mettere in primo piano quest’intenzione palesandola nella combinazione di colori a rappresentare l’apertura al diverso e al non convenzionale, l’inclusione dei diversi punti di vista e delle idee, e nel nostro logo sotto forma di un aeroplano. L’aeroplano è collegato al simbolismo del volo, fatto di salite e discese, e perché no, possibili acrobazie!
L’aereo è legato anche all’archetipo del viaggio: il viaggio come scoperta di nuovi mondi, nuove prospettive, nuove capacità, nuove opportunità.
Indica l’aria e il cielo rispecchiando il mondo delle idee e dei progetti. Alcuni dei quali spiccano il volo, e tanto più si vola in alto tanto più grande è la paura di fallire, altri non riescono a decollare.
Ma bisogna osare nonostante la paura e accogliere l’errore come possibilità di miglioramento e apprendimento, proprio come Fortunata, la gabbianella.

Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa.
“Volo! Zorba! So volare!” strideva euforica dal vasto cielo grigio.
L’umano accarezzò il dorso del gatto.
– Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando
– Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba
– Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano
– Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba.

Questa storia la scrive Sepùlveda, ma ce ne sono tante altre. Persone reali che solo sbagliando hanno capito cosa era veramente importante.