Eccezione

Eccezione

Dal lat. exceptio-onis, der. di excipĕre «eccepire».

La regola è ciò che consideriamo normale, consueto, e quindi giusto. Ma la regola crea un confine oltre il quale si colloca l’eccezione, il non convenzionale, l’errore. Il primo è uno spazio conosciuto e confortevole, il secondo è una terra che non abbiamo ancora calpestato e che ci fa paura.

L’eccezione conferma la regola, se ci pensate, significa che l’eccezione non mette in discussione ma “rafforza” la regola, la immunizza, non la smuove. Ci spinge a rimanere in una confortevole sufficienza, ci scoraggia dall’osare, ci costringe a pensare che esiste una normalità che non possiamo mettere in discussione, una normalità socialmente accettata a cui tendere per non sentirci fuori posto, esclusi, o derisi. Tutto ciò che non rientra in questo flusso di normalità – l’eccezionecostituisce una deviazione, una critica, un’anomalia, una nota stonata.

Il successo, la perfezione, la vittoria sono le nostre regole; il fallimento, l’imperfezione, la sconfitta le nostre eccezioni. Il principio scientifico si basa invece sull’affermazione che l’eccezione dimostra che la regola è sbagliata. Se c’è un’eccezione, e si può osservare direttamente, allora è la regola ad essere sbagliata.
La regola non è un obbligo né una verità assoluta né un dogma, ma una indicazione come dice la parola stessa una guida. Perdiamo così tanto tempo sull’errore pensandola una eccezione sbagliato quando dovremmo porci delle domande sulla giustezza della regola.
È solo rompendo la regola che si allargano i confini e sui confini possiamo scoprire un nuovo mondo. È solo nel momento in cui infrangiamola la regola che tutto è ancora possibile.