Consapevolezza di sé

Consapevolezza di sé

Dal lat. cum sapere «sapere insieme», «avere coscienza, cognizione».

Se essere consapevoli denota l’essere a conoscenza di un fatto, la consapevolezza di sé (o autoconsapevolezza o autocoscienza) non sottende a un generico essere informati, né a un semplice sapere, ma fa capo a una condizione in cui la conoscenza di ‘qualcosa’ si fa personale e più profonda. L’autocoscienza è la consapevolezza di essere consapevoli di sé, della propria identità e del proprio stato emotivo, delle proprie scelte e dei propri errori. Se abbiamo consapevolezza siamo capaci di percepire i valori che ispirano le nostre scelte e i nostri fallimenti, le passioni e aspirazioni a cui tendiamo o che manchiamo; di contestualizzarli e di collegarli a pensieri, sentimenti, comportamenti, punti di forza e di debolezza. L’autoconsapevolezza è quindi la capacità di guardare le proprie parole e azioni da una prospettiva al di fuori di se stessi. È un sé interiore sconosciuto agli altri.

Ma possiamo avere conoscenza di noi stessi anche grazie agli altri. In questo senso, possiamo parlare di “autoconsapevolezza esterna”. La consapevolezza di sé è un’introspezione che non esclude il mondo esterno, perché implica anche capire come le altre persone ci vedono. Essere coscienti di come ci vedono gli altri ci rende più abili nel mostrare empatia e nel cogliere le prospettive altrui. Le relazioni sono importanti per la costruzione del sé, per la comprensione delle regole morali e sociali, di ciò che è considerato giusto e sbagliato, normale o eccezionale.

La consapevolezza di sé è una abilità che va sviluppata, allenata e coltivata, un delicato equilibrio di due punti di vista distinti, a volte anche in competizione: quello interno e quello degli altri.
Un elevato grado di autoconsapevolezza ci rende più fiduciosi e più creativi, capaci di prendere decisioni migliori, di costruire relazioni più solide e comunicare in modo più efficace.