Euristiche

Euristiche

Dal gr. heurískō «trovare», «scoprire».

Ogni istante siamo esposti a una enorme quantità di dati. La mente umana, quando elabora i dati e prende decisioni, in particolare in situazioni di rischio e di informazione eccessiva o incompleta, non fa appello alla sua razionalità, bensì si affida a regole dette «euristiche», anche quando deve valutare la probabilità degli eventi. Molte decisioni infatti sono prese basandosi su credenze che riguardano la probabilità che quel dato evento abbia luogo. E quanto più si opera in condizioni di incertezza tanto più è facile affidarsi a strategie mentali, a deviazioni non intenzionali che consentono di semplificare il processo di analisi e l’elaborazione dei dati necessari per fare scelte e prendere decisioni.

Si tratta di scorciatoie del pensiero, di meccanismi cognitivi semplificati che non esigono procedimenti mentali complessi e permettono, in molti casi, di compiere scelte razionali. Questo consente alla nostra mente di risparmiare energie e tempo nel prendere una decisione o compiere una scelta. Il punto è che le euristiche portano a commettere errori gravi e sistematici, dal momento che le euristiche non rispettano tutti i passaggi del ragionamento logico ma saltano direttamente alle conclusioni. Durante questo processo semplificato, una certa quantità di dati andrà persa e ancoreremo le nostre valutazioni alle informazioni disponibili, ignorando il fatto che siano parziali o non completamente corrette rispetto a quello specifico obiettivo o contesto.

Ecco perché è importante conoscersi, sapere come prendiamo le decisioni, in quali contesti tendiamo a semplificare il ragionamento, individuare chi ci è accanto – quando dobbiamo scegliere in quale direzione andare – che può avere un’ influenza negativa sul nostro processo decisionale.

Conoscersi serve per costruire strategie metacognitive utili non a eliminare ma a ridurre i casi in cui prendiamo decisioni affidandoci a giudizi istantanei e a impressioni semplificate non corrette.
Facciamo così tanto affidamento, senza saperlo, sui nostri errori sistematici e sulla nostra imperfezione che (bel paradosso) pensiamo di esserne immuni e di non aver bisogno di accogliere, comprendere e sfruttare la nostra perfettibilità per prendere decisioni sagge.