Felicità

Felicità

Dal lat. felicitas, derivazione di felix-icis «fecondo», «fertile».
Dal greco φύω «produco», «faccio essere», «genero».

La felicità è spesso confusa con la parola contententezza e associata all’idea che solo quando hai successo sei davvero felice, legando – per questa via – la felicità a un obiettivo anziché a uno scopo, alla destinazione e non al percorso.
Felice non è un sinonimo di “stare bene” o “essere contenti“, ma significa avere desiderio di cambiare e di evolvere anche vivendo esperienze non solo positive.
La contentezza rimanda al concetto di contenuto: presuppone l’ accontentarsi e, quindi, l’essere soddisfatti di ciò che si è già.

La felicità è invece uno stato di irrequietezza, una tensione a generare, a fare di più e meglio.
La felicità indica infatti quello stato che vive una persona quando dà vita a cose nuove perché quello che ha non le sono sufficienti.
La felicità è una scelta ma anche il frutto di azioni coraggiose che vanno a scardinare timori e paure: quella di sbagliare, di fallire, di rischiare.
Una vita di soli successi e momenti felici non è consona a nessun essere umano: i momenti felici protratti nel tempo non sono possibili per motivi biologici. E per fare spazio a nuovi momenti occorre, talvolta, avere il coraggio di distruggere le sensazioni piacevoli e uscire da una confortante contentezza.

Presi dalla smania del controllo, dalla necessità di apparire perfetti, efficienti e altamente performanti, abbiamo lentamente disimparato la magia che deriva dalla sorpresa e le opportunità che si celano dietro ogni crisi e ogni tensione.