Gregario

Gregario

Dal lat. gregarius, der. di grex, gregis «gregge», «che appartiene alla moltitudine».

La parola gregario richiama, già nella sua etimologia, all’idea di un gruppo, dell’appartenenza a un insieme. Si può avere un atteggiamento gregario, passivo, o all’opposto essere un gregario giocando un ruolo attivo.
Quando pensiamo al ciclista lo immaginiamo come un uomo solo, un lupo solitario che pensa solamente a ingranare la prossima pedalata, con il solo obiettivo di vincere la corsa.
Ma la verità è che la grande parte dei ciclisti corrono sempre per non vincere mai. Se i gregari fanno bene il loro lavoro, è il capitano che avrà la possibilità di vincere la corsa e ricevere onori e gloria.

Certo ci sono gli outsider, i gregari con la libertà di provare a vincere, ma per la quasi totalità degli atleti vale una sola regola: sacrificare tutto per il leader perché è dalla loro sconfitta che avrà origine la sua vittoria, la loro vittoria.
Essere un buon gregario significa farsi portatore dei fardelli altrui, delle borracce piene di acqua e delle frustrazioni per spingere un’altro – più forte – alla vittoria.
Essere capitani è una eccezione. La maggior parte non è un vincente, non è un perdente ma un campione invisibile. Ce ne vorrebbero di più perché i gregari sono molto più preziosi di quello che sembra.