Skill

Skill

Dal norvegese skil «discernimento», relativo a skilja «separare», «comprendere».

La comparsa del termine soft skill, e la contrapposizione con le abilità più hard, avvenne negli anni ’70 in ambienti militari.
È durante una conferenza che si tenne nel 1972 negli Stati Uniti che si discusse della loro categorizzazione, ma anche sulla possibilità, con l’appoggio di IBM, di creare un modo “tecnologico” di addestrare e misurare le prestazioni delle loro truppe.

Le soft skill sono competenze chiave utili per la vita personale e relazionale, scolastica e professionale non meno delle hard skill. Una non esclude l’altra, anzi l’una amplifica il valore dell’altra. Se una persona è competente, produttiva, adeguatamente formata, ed è anche motivata, comunica in modo efficace, è buon ascoltatore, ottimo problem solver allora il suo valore sarà certamente maggiore del semplice sapere e saper fare.
Se per hard skill si intendono le competenze tecnico-specialistiche, specifiche per ogni settore, si apprendono tramite lo studio e on the job, sono impersonali e per questo facili da valutare. Le soft skill sono un insieme di abilità trasversali, utili per ogni mestiere, dipendono dal bagaglio esperienziale e dagli atteggiamenti individuali, sono personali e per questo difficili da misurare.
Se le hard skill dicono cosa e quanto sappiamo, le soft skill indicano chi siamo.

In un mondo che cambia velocemente e nel quale le macchine diventeranno sempre più perfette e saranno in grado di fare, con semplicità, attività per noi umani molto complesse, la chiave del successo risiederà nelle capacità di sviluppare le soft skill più propriamente umane.