Rischiare

Rischiare

Dal greco bizantino rhizikò «sorte», «destino» o dall’arabo rizq «tassa», «onere».

C’è solo un modo per fare sempre scelte all’apparenza perfette o che nel breve periodo possano confermarsi tali: non correre alcun rischio.
Siamo profondamente avversi al rischio perché abbiamo paura di commettere errori, di compiere scelte che ci faranno soffrire, di prendere decisioni che possano rivelarsi lontane dalle nostre aspettative.
La buona notizia è che il rischio possiamo calcolarlo. Possiamo, cioè, misurare la possibilità che un certo evento diventi o meno realtà; o meglio, possiamo calcolare la frequenza con la quale quell’evento si verifica.

Se in un mondo lineare domina la certezza e ciascuno di noi è in grado di prevedere il futuro, e in uno complesso domina l’incertezza, in un mondo complicato possiamo calcolare i rischi e prendere decisioni sulla base del pensiero statistico e della logica. Il rischio infatti è diverso dall’incertezza. E la decisione migliore in condizioni di rischio non è sempre la migliore in condizioni di incertezza.

Ma cosa significa rischiare? Rischiare significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte, indipendentemente dal risultato finale, e accogliere la possibilità che gli eventi vadano in una direzione diversa da quella sperata. È infatti una persona propensa al rischio sa abbracciare nella sua totalità ciò che gli accade. Accettare il risultato positivo significa accogliere anche quello negativo.
La persona che rischia è una persona libera: ha la capacità di osservazione degli eventi del visionario e la disposizione al sacrificio del condottiero e tra il fare e non fare preferisce accettare la possibilità di uno “sfortunato” inciampo.

La diversa attitudine al rischio delle persone dipende più da fattori culturali e sociali pregressi che da effettive differenze biologiche basate, ad esempio sul genere. L’avversione al rischio non è un tratto della personalità, ma è l’imitazione sociale della paura che ci porta a correre i pericoli socialmente accettati o a evitare tutto ciò che teme il gruppo o le persone come noi.
È il contesto in cui viviamo, la cultura in cui cresciamo e in cui siamo immersi che ci spinge a temere le nostre scelte, a renderci avversi al rischio e agli errori, a prendere coscienza che il cambiamento non è sempre negativo. È spesso il contesto che non ci fornisce alcuna difesa contro l’errore, rafforza il timore del fallimento e interrompe quel processo di scoperta e di sfida che sta alla radice del progresso umano.