Gestione delle emozioni

Gestione delle emozioni

Dal lat. ex «fuori» e movere «muovere», «portare fuori», «smuovere».

L’idea di portare le proprie emozioni in classe o sul posto di lavoro è ancora un tabù, perché una convinzione comune è che il comportamento umano sia il risultato di un processo decisionale esclusivamente o prevalentemente razionale. La nostra presunta razionalità è però spesso infarcita di errori e incoerenze ed è piuttosto limitata.
Contrariamente da quanto si ritiene, le emozioni hanno invece un ruolo fondamentale perché non sono solo il modo di comunicare i nostri stati mentali alle altre persone, ma sono anche una guida per poter prendere decisioni. Le emozioni svolgono anche un ruolo importante nel valutare ciò che è giusto o sbagliato e nel consolidare l’apprendimento dopo l’errore. Il punto è che non siamo in grado di gestire le nostre emozioni, di accogliere quelle altrui, di accettare la nostra limitata razionalità.
C’è chi è schiavo delle emozioni perché ne è sopraffatto, e chi è rassegnato all’incapacità di poterle gestire. Pochi sono coloro i quali riescono a percepire le proprie emozioni, che le elaborano con fare quasi metodico e che le gestiscono al meglio, ricavandone sicurezza e fiducia.

La “cultura emotiva” è raramente gestita: i team che trarrebbero beneficio dalla gioia e dall’orgoglio tollerano invece una cultura della rabbia e del “dito puntato contro”. Gli effetti possono essere particolarmente dannosi durante i periodi di transizione, come le ristrutturazioni organizzative e crisi.

Non sapere gestire le emozioni significa non saper affrontare la sconfitta: quando viviamo un insuccesso tendiamo a farci travolgere dal flusso delle emozioni e ci poniamo sempre le stesse domande sbagliate – Perché le cose sono andate così? Perché è successo a me? Come ho fatto a sbagliare? Come ho fatto a dare fiducia? – che alterniamo a frasi che sviliscono la nostra identità – Sono un perdente. Non sono adeguato. Non sono nessuno.

Il rischio, quando siamo immersi nel fallimento, è di provocare accadimenti che possono peggiorare la situazione e di reagire in modo impulsivo, con rabbia, ansia, paura, dolore, identificandoci con il fallimento e rapportandoci agli errori come se fossero il riflesso di noi stessi.
Bisogna invece imparare a non farsi travolgere dalla piena di pensieri e a osservare le emozioni senza giudicarli, per conoscere e comprendere meglio se stessi.

La capacità di comprendere e gestire i propri stati d’animo e di riconoscere e gestire quelli altrui è quindi una importante soft skill e uno dei fattori chiave che insegnanti e leader d’azienda dovrebbero sviluppare e allenare.
La formazione può aiutare insegnanti e manager a sviluppare abilità e pratiche utili per una sana e adeguata gestione delle emozioni proprie e del proprio team. Conoscere i meccanismi e le metodologie di gestione delle emozioni permette inoltre al singolo e al gruppo di mettere in discussione le proprie credenze e di guardare diversamente agli errori, propri e altrui.